Terza escursione didattica del corso AEN

TERZA ESCURSIONE DEL 3° CORSO AEN

ESTENSIONE AL 6° RADUNO AE IN PROGRAMMA PER DOMENICA 17 MAGGIO 2026

DAL RIFUGIO BELVEDERE AL MONTE LA CACCIA

Area Geografica Parco Nazionale del Pollino Calabria (CS)

Difficoltà: Escursionisti esperti (EE)

Dislivello: 389 m in salita

Lunghezza: 3,3 km
Tempo (a/r): 2,30 h

Quota minima: 1355 m
Quota massima: 1744 m 

Comuni: Belvedere Marittimo, Sant’Agata d’Esaro

Località di partenza: Rifugio Belvedere.

DESCRIZIONE

Il Monte La Caccia è una delle estreme appendici nella parte meridionale del massiccio del Pollino e si trova, tra le montagne dell’ Orsomarso, esattamente alle spalle di Belvedere Marittimo, con un’altezza di 1744 metri. Si tratta di un’escursione in uno dei luoghi più affascinanti del Parco Nazionale del Pollino. La “direttissima” (da fare almeno una volta) a Monte La Caccia è un cammino faticoso, ma assolutamente gratificante in termini di bellezza paesaggistica. Si effettua liberamente in assenza di sentieri evidenti. A metà salita, si incontra il primo punto panoramico, che dà un assaggio della bellezza del luogo, caratterizzato da ripide pareti rocciose festonate di giovani pini loricati. Per arrivare in cima c’è un forte dislivello (1000 metri) e grandi pendenze, il sentiero parte dalla frazione Trifari a circa 740 metri d’altezza.

Interessanti attrazioni lungo il percorso, la fonte d’acqua, disponibile tutto l’anno circa 300 m sotto la cima, la vista dall’alto del rifugio Belvedere, realizzato in pietra calcarea locale e legno incastonato tra splendidi pini loricati, a pochi metri dall’antica chiesetta della Santa Croce che si incontra lungo il percorso ad anello. Arrivati in cima si gode di un panorama mozzafiato a 360°, dai due mari (Ionio e Tirreno) al crinale frastagliato della Montea, la Mula, il Cannitello, fino alla valle del Fiume Esaro e i paesi dell’alto tirreno cosentino. 

L’estensione dal Rifugio Belvedere

Dal Rifugio Belvedere, il sentiero delimitato da grandi pini prosegue verso l’interno delle montagne dell’Orsomarso. Ben presto si staglia davanti a noi, sulla destra, la massiccia vetta nord del Monte Montea, 1852 m, che dal passo è scalabile lungo il suo versante occidentale. Tuttavia, nella nostra escursione odierna, abbandoneremo il sentiero ben prima del passo e saliremo a sinistra sul retro boscoso del Monte La Caccia. Qui un nuovo percorso chiaro, quasi sempre segnalato si arrampica verso l’alto raggiungendo un ampio passo nel bosco di imponenti faggi. Proseguiamo a sinistra, ormai le segnalazioni non ci aiutano più nell’orientamento. Nella parte superiore, sempre più ripida, traversiamo la pendice verso destra e arriviamo a una prima formazione rocciosa (segni isolati). Qui, fino al punto più alto, sarà davvero alpino, perché, come vedremo salendo al Rifugio Belvedere, il versante sud della nostra cima è formato da una parete rocciosa quasi verticale alta diverse centinaia di metri. Giunti in cima possiamo godere di molte vedute profonde su tutte le montagne del Pollino e, condizioni meteo permettendo, vedere entrambi i mari(ionio e Tirreno). La discesa ad anello è molto ripida e a tratti esposta lungo la cresta rocciosa che conduce alla cappella e al Rifugio. 

Il pino loricato

La conifera più importante dell’area del Pollino è il pino loricato, una specie endemica che vive sulle creste rocciose più alte ed impervie, modellate dal vento e dal gelo ed ha una crescita lentissima. A causa delle difficili condizioni climatiche,

che subiscono gli esemplari che vivono sulle rocce esposte del massiccio montuoso, questi assumono svariate forme. Di origine balcanica, la presenza sul massiccio del Pollino è legata all’ultima glaciazione, quando un “ponte” di ghiaccio avvicinava le due sponde dell’Adriatico e facilitava il passaggio. Da un punto di vista evolutivo, si tratta di un “fossile vivente”, una specie dalle

grandi capacità di adattamento: vive dagli 800 ad oltre i 2.200 metri s.l.m. in alcuni casi si trovano degli esemplari vicino ai centri abitati. Il nome scientifico
è
Pinus Leucodermis (leuco significa bianco, dermis significa pelle), lo si deve al grigio argenteo della corteccia (con una forma a placche irregolari detta “lorica”),
dei tronchi e dei rami giovani. Qualche soggetto si avvicina ai 1000 anni.

Attinenze con il programma del corso

Orientamento e lettura del territorio, Patrimonio culturale materiale e immateriale, patrimonio forestale, biodiversità vegetale. Area di alto valore naturalistico, coerenza con gli obbiettivi del 3° corso AEN.

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